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Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Roma "la Sapienza" - www.comunicazione.uniroma1.it

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Scusate, ma sono uno studente di comunicazione

Lasciate ogni speranza che la vostra figura professionale di comunicatore sia riconosciuta?
Lasciate ogni speranza che la burocrazia non vi trituri? Lasciate ogni speranza di non sentirvi soli e spaesati all’inizio della vostra avventura? Questo sarà il vostro inferno, ma come Dante, camminando camminando, vi ritroverete in paradiso.
Continuerete comunque a battagliare con gli altri per spiegare cosa fate, ma nel mentre vi renderete conto di non essere soli. Sono entrato dentro questa Facoltà che ero una matricola spaesata, come tutte le matricole. Un fuori sede che parte da un piccolo paesino di 2000 anime, 3000 ad agosto, e approda in una grande città, Roma. Così inizia la storia un po’ di tutti gli universitari, dall’iniziale spaesamento fino all’adattamento. Cosa vuol dire studiare comunicazione? Io posso rispondere cosa vuol dire per me studiare comunicazione. Per me vuol dire acquisire, nel percorso formativo e di studio, una versatilità che ben pochi altri laureati possiedono. Qualcuno sicuramente vi dirà che è un punto di debolezza, perché si rischia di saper di tutto un po’ ma niente nello specifico. Per me è un punto di forza. Perché quando andrete a lavorare, nella stessa giornata vi troverete a pensare campagne pubblicitarie che promuovono dai pannolini, agli articoli di lusso. Vi troverete a scrivere degli argomenti più differenti e a dover affrontare situazioni di crisi improvvise, dove sarete voi a decidere come, quando e attraverso quali mezzi comunicare. Inoltre, grazie al fatto che la Facoltà non possiede una sede unica, sarete costretti a repentini spostamenti, che dovrete cronometrare e gestire, considerare orari e ritardi dell’autobus, affrontare il traffico di Roma; in poco tempo sarete capaci, come si addice a un uomo post-moderno, di dominare il caos.
I primi tre anni saranno più teorici, forse qualcuno di voi si annoierà, qualcun altro borbotterà dicendo: “ma a cosa mi serve tutta questa teoria inutile”. Inutile? Io direi fondamentale per affrontare il percorso di laurea magistrale che, con una buona e solida teoria, sarà una “passeggiata” in allegria. Come diceva Kurt Lewin, “Non c’è niente di più pratico di una buona teoria”. Vi accorgerete che la tanta teoria che sdegna(s)te vi ritornerà utile nella magistrale, dove ci sarà tanta pratica, tanti project work, che bene o male che possano andare vi lasceranno comunque un saper fare, un’expertise che altrimenti non avreste mai acquisito.
Cosa vuol dire studiare comunicazione? Naturalmente, nella magistrale, ci saranno sempre alcuni esami più teorici. Alla comunicazione studiata sui libri si potrà però contrapporre una comunicazione che costringe a misurarsi sul campo con i saperi appresi. Quindi oltre a poter scegliere la modalità classica di esame, ossia imparare le nozioni presenti sui testi e poi andare all’esame a ripetere, vi consiglio vivamente, anche se un po’ più faticosa, un’altra modalità, più pratica, che consiste nel mettere su dei piccoli project work che vi consentiranno: nell’immediato di verificare se un domani sarete in grado di fare un certo tipo di mestiere, e in un’ottica futura la possibilità di spendere questo portfolio nel vostro curriculum, presentandovi alle aziende non solo con un sapere teorico, ma anche con un saper fare.
Non solo un vuoto curriculum, che niente dice su di voi più di quanto non possa fare una carta di identità, ma qualcosa di più. Inoltre, i project work oltre all’esperienza vi regaleranno una cosa che difficilmente poi troverete fuori nel mondo del lavoro. Vi regaleranno degli amici. Perché mentre lavorerete, oltre a imparare a collaborare, imparerete a relazionarvi con le persone e a conoscere le persone con cui lavorate, creando legami importanti. Non importa il voto dell’esame e se si perde un concorso, perché comunque vadano le cose abbiamo un’esperienza e degli amici in più. Secondo me, in ogni caso si vince. Perché ricordate: questa è una palestra che deve preparare al mondo del lavoro.
Qui si può sbagliare tanto, non si buttano al vento milioni di euro, i rischi che si corrono sono pochi; quindi ben vengano gli errori se da questi si possono imparare lezioni utili per domani. Studiare comunicazione però non si esaurisce nella sola didattica, si potrebbe dire che c’è tutto un mondo da scoprire dietro. Se solo date un’occhiata al Manifesto degli studi, che state leggendo con attenzione, vi renderete conto che le cose che si possono fare oltre la didattica sono fin troppe. Se sarete bravi a cogliere tutti gli stimoli offerti dalla Facoltà crescerete culturalmente e in esperienza, perché - come mi disse una volta un professore - "all’Università non si va, all’Università si sta". Infatti, l’Università non è solo la lezione in aula, ma molto di più. Poi, e scusate la sviolinata di
un innamorato alla sua fidanzata, questa Facoltà ha il grande pregio di ascoltare ed essere disponibile ad accogliere i suggerimenti che vengono dagli studenti: quindi sentitevi partecipi e, se qualcosa secondo voi è migliorabile, ditelo.
Partecipate al cambiamento. Come nelle migliori sinfonie, ho iniziato con la tempesta per chiudere con la quiete. Chiuderei con un’altra citazione, stavolta del golia verde, che penso si addica molto a noi perennemente attaccati e non riconosciuti dal mondo esterno: Stupido. Possono chiamarti come vogliono. Salvatore. Distruttore. La sola cosa che conta è quel che scegli TU (Hulk).

P.S. Ho iniziato citando Dante, ho finito citando Hulk. Scusate, ma sono uno studente di comunicazione.

Domenico Alessandro Lentini
Rappresentante degli Studenti in Consiglio di Facoltà


Ultimo aggiornamento: 06/08/2010 14.52.03