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Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Roma "la Sapienza" - www.comunicazione.uniroma1.it

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Dieci anni di Comunicazione.
Il presente-futuro della Facoltà

La Facoltà di Scienze della Comunicazione compie un decennio. In un clima di intenso fermento istituzionale dell’Università italiana e della Sapienza, i dieci anni dalla fondazione nel 2001 offrono il pretesto per tornare a riflettere sull’attualità del progetto legato La Comunicazione e, dunque, sulle stesse prospettive per leggere il presente-futuro della Facoltà. Di fatto, la scommessa formativa che negli anni 90 sembrava audace – a fronte di un dibattito disciplinare senza dubbio più maturo in altri Paesi – è ormai una realtà nel panorama nazionale. Ed è bene ricordare che proprio alla Sapienza, presso l’allora Facoltà di Sociologia, è stato attivato nel 1992 uno dei primi Corsi di laurea in Scienze della Comunicazione (nati nello stesso periodo anche a Torino, Siena, Salerno e alla Lumsa). Nel 2000, il Senato Accademico della Sapienza ha quindi approvato l’istituzione della prima Facoltà statale di Scienze della Comunicazione in Italia: a oggi la più ampia comunità di docenti e ricercatori in discipline mediologiche nel panorama nazionale. Ciò che possiamo rivendicare, tuttavia, non è solo l’anzianità di fondazione. A uno sguardo retrospettivo, ai corsi in Comunicazione, in Italia come all'estero, va infatti riconosciuto anzitutto il merito di aver anticipato storicamente – e quasi per vocazione – un profondo rinnovamento dei tradizionali modelli della formazione universitaria, oggi orientati a una più decisa apertura alla tecnologia, alla multidisciplinarietà, all'esperienza applicativa e, non ultimo, al coinvolgimento attivo dello studente. Ma cosa vuol dire, concretamente, studiare comunicazione oggi? In primo luogo, vuol dire fondarsi sui saperi intedisciplinari fino ai baricentri più avanzati di un patrimonio scientifico che, nel panorama internazionale, è protagonista di una continua espansione. In secondo luogo, significa riuscire a rilanciare questa dimensione teorico-critica entro una sempre aggiornata conoscenza dei settori, delle tecniche e dei linguaggi che governano le diverse espressioni della comunicazione, a fronte dei cambiamenti senza precedenti della contemporaneità. Infine, di imparare a riconoscere i meccanismi – potenti, ma spesso impercettibili – di insediamento della comunicazione nelle menti e nei cuori delle persone, alla luce della centralità di media vecchi e nuovi nella vita di ogni giorno ( si rinvia anche al video di presentazione della Facoltà). Un nodo, quest'ultimo, su cui ci sentiamo di dichiarare aperta oggi più che mai la vertenza sulla responsabilità del comunicare: nei settori dell'informazione, della politica, delle istituzioni, e nel mercato. Solo se si intreccia con questo obiettivo di fondo, la mission formativa può infatti tradursi in un’effettiva coltivazione di competenza critica, a partire dalla sensibilità di valutare la fortuna della comunicazione; di saper cogliere in essa, di fatto, un’indispensabile risorsa democratica e di cittadinanza nel mondo odierno, in cui si concentrano la cultura, l’informazione e l’intrattenimento e, con essi, il benessere, la partecipazione e i progetti di rinnovamento di un'intera società. Questa consapevolezza rivela, peraltro, la clamorosa inconsistenza delle polemiche mediatiche che troppo spesso alcuni hanno ingenerosamente rivolto ai "giovani" corsi di Comunicazione, senza tuttavia un accettabile riferimento a numeri e dati (su questo aspetto una esemplare risposta alle polemiche giornalistiche dei salotti televisivi nell’editoriale di S. Rolando, "Rivista Italiana di Comunicazione Pubblica", n. 37, 2008, pp. 5-8) . Attacchi "salottieri" che – dando prova di scarsa fiducia nei valori alla base del patto formativo e di nessun credito al merito, tanto osannato a parole – finiscono paradossalmente per rilanciare una vitale e drammatica necessità per questo Paese: quella di specialisti in grado di vegliare criticamente sulla qualità del sistema dell’informazione e della cultura.

Una Facoltà "in rete"

In una Facoltà universitaria, questi obiettivi si traducono in un ambiente formativo interdisciplinare, in un vero e proprio"osservatorio" sulle tendenze dell’innovazione culturale contemporanea. Da queste premesse muove la scelta di strutturare un percorso formativo che mette in rilievo il ruolo dei media e delle tecnologie, ma non si esaurisce in essi, consapevole che l’oggetto di studio è ben più ampio e abbraccia la pluralità delle piattaforme espressive e di interazione volte a definire il tessuto odierno delle relazioni sociali. L’appeal che le professioni della comunicazione continuano a esercitare su giovani e meno giovani è testimoniato, negli ultimi anni, dalla discreta tenuta sia della domanda studentesca sia dei livelli di inserimento professionale dei laureati. Occorre continuare a rispondere soprattutto a una sfida: quella della comunicazione vissuta che, nell’esperienza formativa dello studente, è presto destinata a prendere il sopravvento sulla comunicazione solo studiata, mettendo alla prova la “Facoltà” di comunicare e costringendo a misurare sul campo i saperi appresi sui libri. Anche sotto questo aspetto, i corsi in Comunicazione hanno avuto il merito di anticipare i tempi, sperimentando sulle tematiche culturali e comunicative – con tutti i rischi che si corrono in questi casi – una missione formativa connotata dall’integrazione profonda fra sapere e “saper fare”, oltre che da convinte aperture interdisciplinari.
In secondo luogo, va riconosciuta alla Facoltà la presenza attiva in tutte le occasioni di ripensamento e innovazione delle strategie formative, ivi incluso il decisivo progetto di riordino degli ordinamenti che vede impegnati gli atenei italiani dall’a.a. 2008-2009 nel passaggio al D.M. 270/2004: una sfida che, per Scienze della Comunicazione, ha scelto non a caso di prendere le mosse da un dialogo serrato con le istituzioni, i decisori pubblici, il mondo del lavoro e delle professioni, fino a concretizzarsi in un’offerta formativa ri-pensata per formare il profilo dei nuovi comunicatori di fronte a un mondo che cambia a velocità accelerata e che, nell’imponente clima contemporaneo di crisi economica e culturale, appare sempre più bisognoso dell’apporto di specialisti e studiosi di tecnologie e dinamiche di comunicazione pubblica. Da sempre, siamo convinti che l’Università non possa rimanere chiusa in un dibattito autoreferenziale, ma necessiti al contrario di un confronto costante con le realtà produttive, a garanzia di un equilibrio fecondo tra ricerca, saperi scientifici e specializzazioni professionali mirate e di un esercizio costante della sua prerogativa più distintiva: la capacità di anticipare il “nuovo”. In particolare, vanno in direzione di una crescente trasparenza verso il mercato del lavoro e delle professioni iniziative della Facoltà come quella del dialogo con le “parti sociali”, inaugurato nel 2008 con uno specifico ciclo di incontri con imprese, istituzioni e organizzazioni non profit (“Comunicazione incontra stakeholder e parti sociali. Primo seminario di concertazione con istituzioni e imprese sui profili formativi”, 4 febbraio 2008). Un’iniziativa che ha puntato a consolidare, nell’esperienza della Facoltà, un coinvolgimento non occasionale delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e del non profit nel progetto di innovazione didattica e, di fatto, nella profilatura dei servizi formativi offerti agli studenti.
Del resto, la capacità di sviluppare “correlazioni” virtuose con il circostante contesto economico e culturale, a livello metropolitano, nazionale e internazionale, rappresenta da sempre un punto di forza della Facoltà. È quanto dimostrano sia il tradizionale coinvolgimento nel corpo docente di professionisti provenienti dai diversi settori professionali, che partecipano all’attività didattica in particolari ambiti disciplinari (giornalismo, pubblicità, marketing etc.), sia la costante integrazione fra teoria e pratica, tra la formazione scientifica e culturale e quella professionalizzante: una vocazione testimoniata, fra l’altro, da un’intensa politica di stage curriculari che, nel solo a.a. 2008-2009, ha visto l’attivazione di 72 convenzioni-quadro e ben 610 tirocini formativi presso imprese, istituzioni e organizzazioni non profit. Nello stesso spirito, rientrano anche i numerosi riconoscimenti esterni e le partnership istituzionali. Occorre segnalare, in tal senso, l’ampia attività di promozione culturale e scientifica realizzata a margine dell’attività didattica istituzionale, spesso in collegamento con specifici insegnamenti e Cattedre: un vivace calendario di eventi pubblici e iniziative “speciali” (seminari, testimonianze, incontri-dibattito, rassegne, festival etc.) che fanno da contrappunto all’anno accademico, con un significativo coinvolgimento della comunità accademica nazionale, internazionale, e di interlocutori nel mondo delle imprese, delle istituzioni pubbliche e del non profit. Non a caso a questo variegato album di collaborazioni, nell’esperienza di questa guida si è deciso di dedicare uno spazio apposito, ancorché necessariamente limitato a una selezione mirata di progetti.

Gli sbocchi professionali

L’efficacia professionale dei curricula è eloquentemente documentata dai dati sugli sbocchi occupazionali dei laureati, monitorati fin dal 1997 - e, dunque, già dalla prima sessione di laurea - dall’Osservatorio di Facoltà Unimonitor.com, istituito proprio a questo fine. Secondo le indagini realizzate nel 2009, e in perfetta consonanza con i dati di AlmaLaurea3, a un anno dal conseguimento del titolo lavorano in media quasi due laureati di secondo livello su tre e la metà di quelli di primo livello. Una netta maggioranza di questi ultimi sceglie di completare il ciclo di studi per garantirsi maggiori opportunità di accesso al mercato del lavoro. Gli ambiti professionali che più soddisfano le attese dei neolaureati triennali sono quelli della comunicazione d’impresa, del marketing e della pubblicità, seguiti dalla redazione di contenuti per l’editoria tradizionale e multimediale. Circa la metà di quanti operano nella comunicazione si colloca nell’area pubblica e aziendale, e quasi un terzo nell’editoria radiotelevisiva e multimediale. Un trend analogo emerge anche dalle nostre rilevazioni sulla prima leva di laureati delle specialistiche. A un anno dal conseguimento del titolo, la maggioranza dei neo-dottori di secondo livello ha infatti un’occupazione, trovata nella metà dei casi entro sei mesi dal conseguimento del titolo. Due laureati su tre sono impiegati prevalentemente in settori concernenti la comunicazione e la loro qualifica coincide, anzitutto, con quella di addetti marketing (20,5%) e addetti stampa (20,5%), ma anche con media assistant, addetti alla selezione del personale, ricercatori etc. Il giornalismo incide solo nel 10% dei casi. Tendenzialmente, i laureati in comunicazione svolgono un’attività adeguata alle richieste del mercato e in linea con gli studi effettuati: in particolare, in più della metà dei casi (54%) non si cerca un altro lavoro e solo il 10% dei laureati cambierebbe del tutto la propria attività. Quanto ai servizi di accompagnamento al lavoro, la sensibilità verso le aspettative e gli andamenti dei mercati occupazionali di riferimento si è tradotta, soprattutto nell’ultimo triennio, in una precisa volontà di potenziare la funzione di placement e il cutori del territorio interessati al “capitale umano” dei laureati. Fra le diverse iniziative di orientamento “avanzato” si segnala, in particolare, la sperimentazione di proposte laboratoriali mirate per l’accompagnamento professionale e per la formazione on the job di studenti e laureati. Ciò in aggiunta ai servizi di incontro fra domanda e offerta di lavoro assicurati, già da qualche anno, dal collegamento della Facoltà al sistema SOUL, nell’ambito di un progetto che vede il coinvolgimento congiunto della Sapienza e degli altri atenei della Regione Lazio. Negli ultimi mesi, l’impegno della Facoltà nel filone dell’orientamento al lavoro e del placement è arrivato a trovare espressione in un’esperienza assai specifica nel panorama formativo nazionale: la realizzazione di un programma mirato di aggiornamento degli operatori preposti alla gestione dei servizi di settore (OrientaLAB. Programma formativo e di aggiornamento per operatori dei servizi di orientamento al lavoro e placement universitario), iniziativa che nell’a.a. 2009-2010 si è avvalsa del patrocinio della Provincia di Roma e di SOUL, consentendo la formazione di circa venti allievi fra laureati e personale interno alla Facoltà.

Studiare Comunicazione

Prosegue in Italia lo sviluppo del mercato della comunicazione, che neppure la crisi pare aver arrestato. Dal punto di vista della valorizzazione economica e professionale del settore, l’avanzata progressiva, in atto da vent’anni, concede dunque qualche segno di difficoltà, ma non dimostra segni irreversibili di recessione. L’intrinseca qualità del progetto formativo e lo sviluppo del mercato delle professioni comunicative non hanno rappresentato le uniche condizioni positive. Siamo convinti, infatti, che la scelta pluriennale dei Corsi di laurea in Scienze della Comunicazione sia dovuta anche e soprattutto alla convinzione di molti giovani e meno giovani. A quella curiosità culturale e voglia di scommettere sul futuro che, di fatto, costituisce da sempre la vera “marcia in più” sul piano dell’implementazione disciplinare e professionalizzante dei profili formativi. Certo, è difficile non prendere atto dell’imponente clima di precarietà e di crisi del mercato del lavoro qualificato. E, tuttavia, le tendenze sembrano incoraggianti soprattutto nel completamento del passaggio a un’offerta didattica ormai interamente rimodulata in linea con la normativa vigente (D.M. 270/2004). Si tratta di una riforma ispirata – come noto – a un decisivo intento di “manutenzione” e razionalizzazione dell’innovazione didattica, in funzione del contenimento del numero dei corsi, delle prove e dei relativi carichi didattici, e della garanzia di adeguati standard di trasparenza nei confronti degli studenti e delle famiglie.

In particolare, la Facoltà continua ad affrontare questo importante passaggio con una strategia che in questi anni ha già dimostrato di dare i suoi frutti: da un lato, una politica di differenziazione dell’offerta nelle lauree triennali; dall’altro lato, un investimento sempre più deciso sulla formazione magistrale e “avanzata” (Master, Dottorati etc.). Questa la direzione verso cui Comunicazione indirizza con convinzione la propria rotta di navigazione, promovendo diverse lauree magistrali, differenziandone gli indirizzi in modo mirato e investendo sull’estensione della filiera formativa di area a un ampio numero di Master e Corsi di Alta Formazione. Questo percorso si alimenta anche dell’apporto pluriennale di collaborazioni interdisciplinari e interfacoltà, alle quali si aggiunge quest’anno una nuova laurea magistrale realizzata con la Facoltà di Medicina 1 della Sapienza l’albero formativo così articolato punta a definire e specializzare i profili formativi in una pluralità di ambiti disciplinari e professionali: industrie culturali, educazione digitale, editoria, comunicazione d’impresa, istituzionale e non profit.

Consistenti appaiono anche le azioni intraprese, in questi anni, a sostegno della mobilità internazionale degli studenti. Accanto al programma Socrates- Erasmus, occorre sottolineare le stimolanti iniziative di collaborazione con atenei stranieri, spesso avviate sotto forma di innovative Summer School incardinate nella didattica di alcuni Master della Facoltà, ma aperte a studenti e laureandi. Il progetto formativo culmina “architettonicamente” in un Dottorato di Ricerca che porta volutamente il nome della Facoltà, incardinandosi oggi nelle attività della neonata Scuola di Dottorato Mediantrends , promossa in connessione con altri Dottorati attivi presso la Sapienza. Ed è nell’ambito del Dottorato che ha debuttato, con l’uscita in libreria nella primavera del 2009, la rivista Comunicazionepuntodoc: uno spazio di riflessione progettato e gestito dai dottorandi, una vetrina per i loro interessi di studio e di ricerca ed entro cui instaurare un dialogo con i saperi finora sedimentati negli studi di comunicazione. Non a caso, i primi numeri si sono confrontati con due “interviste alla comunicazione” a dir poco paradigmatiche, rivolte ai maestri dei media studies italiani e agli esperti della comunicazione “professata” nelle organizzazioni.

Comunicazione verso il futuro

Nella fase attuale, il definitivo superamento dello stress causato dai numeri eccessivi del passato e, in particolare, il potenziamento del corpo docente (grazie a un significativo numero di nuovi ricercatori) fanno spazio a una rinnovata cura per la qualità della didattica e dei servizi agli studenti. Questo impegno si traduce in una vigile attenzione ai percorsi formativi nella transizione al D.M. 270, nel vivo incoraggiamento della frequenza e della regolarità curriculare, nella moltiplicazione delle iniziative di ricerca, dei laboratori e dei saperi pratici, come pure in qualche nuovo spazio per l’autopromozione culturale della nostra comunità scientifica. In linea con l’orientamento dell’Ateneo va segnalata, da parte della Facoltà, l’assunzione di una decisa politica di contenimento del numero di studenti fuori corso, attraverso misure tese a monitorare l’andamento dei percorsi formativi e, laddove opportuno, a orientare studenti lavoratori o “inattivi” verso strade più mirate alle loro particolari esigenze: Fra queste, il nuovo ordinamento in 270, la formazione a distanza, come pure l’ancora poco praticato regime part-time. Tutto questo sulla base di un’accurata analisi dei curricula e delle situazioni individuali, che ha visto un’intensa collaborazione del personale e del corpo docente della Facoltà nel tutorato degli studenti e nell’assistenza dei fuori corso lungo il processo di conclusione del loro iter formativo. A riprova di una speciale attenzione per la manutenzione del “patto formativo”, si segnala inoltre l’impegno nella promozione di specifici percorsi di monitoraggio e auto-valutazione della qualità della didattica e dei servizi, a distanza di ormai un decennio dall’applicazione della riforma nota come “3+2”. Ciò a partire da alcune iniziative mirate di indagine: dalle periodiche rilevazioni affidate al Nucleo di Valutazione di Facoltà, alla convinta adesione al progetto PerCorsi Qualità, promosso dall’Ateneo a partire dallo scorso anno al fine di assicurare la certificazione interna di ciascun Corso di laurea; fino alle numerose iniziative di ricerca, legate a specifiche cattedre e docenti, alle quali si deve il consolidamento di un’ormai distintiva tradizione della nostra comunità accademica nello studio dei processi di riforma e di innovazione che vedono protagonisti gli atenei. Non ultimo, si segnala il costante lavoro di manutenzione del sito di Facoltà – ormai vero e proprio portale di orientamento e comunicazione didattica per studenti e docenti, con una media di oltre 4000 accessi giornalieri e ben 16.000 iscritti alla newsletter. In particolare, la periodica verifica della qualità delle informazioni riportate sulle circa 300 bacheche elettroniche dei singoli insegnamenti, nel rispetto dei requisiti di trasparenza imposti dalla normativa ministeriale, si traduce in un costante ampliamento delle informazioni, anche nella prospettiva europea del Diploma Supplement. Gli sforzi già avviati attestano che la strada intrapresa è convinta e irreversibile. L’obiettivo, più volte ribadito, è continuare a valorizzare le numerose attività formative, culturali e di ricerca della Facoltà, al fine di contribuire ad alimentare il dibattito pubblico sul tema della comunicazione e dei media, sperimentando a un tempo sempre nuovi e fecondi intrecci interdisciplinari. Una sfida ulteriore sarà quindi, nel futuro prossimo, quella di valorizzare stabilmente l’offerta culturale della Facoltà con iniziative e occasioni che consentano la più ampia espressione della creatività studentesca e del non comune attivismo scientifico di cui è portatrice la nostra comunità universitaria. Agli studenti che scommettono sul proprio futuro scegliendo di studiare Comunicazione, chiedo di sfruttare al massimo le tante occasioni culturali, scientifiche e formative che la nostra comunità mette quotidianamente in campo. Di vivere appieno la vita di Facoltà e la propria esperienza universitaria, scegliendo di mettere in gioco le proprie passioni e curiosità con uno sguardo sempre rivolto al futuro. Di fatto, lo scenario nazionale e mondiale di fronte a cui ci troviamo è più che mai caratterizzato dai segni dell’instabilità e della crisi, ma anche da una ricchezza culturale senza precedenti: valori e fermenti che la comunicazione riesce a rendere visibili e a condividere sul palcoscenico di un mondo multiculturale e globale come non mai. A partire da questa consapevolezza, l’obiettivo di saper leggere i segni del nostro tempo è il compito certamente complesso, ma indispensabile e vitale, che da sempre ci siamo dati. Ci auguriamo che i nostri studenti possano far proprio questo obiettivo, nella loro esperienza formativa e poi lavorativa.



Il preside
Mario Morcellini



Ultimo aggiornamento: 02/08/2010 16.47.14