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Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Roma "la Sapienza" - www.comunicazione.uniroma1.it

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Il futuro del passato
Perché studiare comunicazione alla “Sapienza”

Formare nuovi protagonisti della “società della conoscenza”, in grado di spaziare nei territori contemporanei della comunicazione e confrontarsi con il continuo evolversi delle tecnologie, delle professioni e della società. Questa la premessa implicita in una Facoltà dedicata alle Scienze della Comunicazione. L’obiettivo dell’offerta universitaria in questo campo complicato è anzitutto quello di formare persone in grado di “appropriarsi” a tutto campo del tema della comunicazione, ancorandone i saperi – a volte apparentemente evanescenti e poco autonomi, almeno nel confronto con discipline di più lunga tradizione – a forme concrete e distintive di conoscenza critica, di professionalità e di impegno sociale. Al centro di questa mission si evidenzia in modo chiaro un’idea di disciplina e di impegno: la stessa che ha ispirato, del resto, la denominazione prescelta per la Facoltà, a garanzia di un curriculum multidisciplinare mirato all’effettiva acquisizione di competenze tecniche, critiche e applicative non meno centrali di quelle apparentemente più professionalizzanti. Occorre, infatti, rispondere alla sfida della comunicazione vissuta che, nell’esperienza formativa dello studente, sembra presto destinata a prendere il sopravvento sulla comunicazione solo studiata, mettendo alla prova la “facoltà” di comunicare e costringendo l’aspirante comunicatore a misurare sul campo i saperi appresi sui libri.Anche sotto questo aspetto, va riconosciuto ai corsi in Scienze della Comunicazione il merito di aver anticipato i tempi, sperimentando sulle problematiche comunicative – con tutti i rischi che si corrono in questi casi – una missione formativa connotata dall’osmosi fra saperi tradizionali e innovativi, oltre che da un’apertura disciplinare di ampio respiro. Ciò in un momento in cui tutta l’Università italiana è chiamata a ripensare il tradizionale modello lineare e trasmissivo della formazione, a favore di una più decisa “messa in rete” della conoscenza che integri il sapere teorico di alta qualità con il “saper fare” garantito dall’esperienza sul campo.Ma cosa vuol dire, concretamente, appropriarsi della comunicazione oggi? In primo luogo, significa saperne identificare i meccanismi – straordinariamente potenti e, al tempo stesso, impercettibili – di insediamento nelle menti e nei cuori delle persone, individuando il modo in cui la vita quotidiana dei soggetti interferisce – oggi più attentamente che in passato – dichiarando aperta la vertenza della “responsabilità” del comunicare. Si tratta, quindi, di padroneggiare la mappa di concetti e saperi a fondamento della disciplina, fino ai baricentri più avanzati di un patrimonio scientifico in continua espansione. Infine, di riuscire a tradurre questo esercizio critico in una sempre aggiornata conoscenza dei settori, delle tecniche e dei linguaggi che governano le diverse performance della comunicazione. In una Facoltà universitaria, questi intenti si traducono in un ambiente formativo specifico. In un percorso che, se mette in rilievo il ruolo dei media e delle tecnologie, non si esaurisce in essi, consapevole che l’oggetto di studio è ben più ampio e abbraccia la pluralità delle piattaforme espressive e di interazione che definiscono il tessuto delle relazioni sociali contemporanee.Solo se si intreccia con questi obiettivi, la mission formativa può tradursi in un’effettiva acquisizione di competenza critica, intesa non in termini di antagonismo e di contrapposizione ideologica al mercato, ma come capacità di valutare i motivi della straordinaria fortuna sociale della comunicazione. A ben guardare, nel nostro tempo quest’ultima rappresenta una straordinaria risorsa universale, di tutti; il luogo in cui oggi si concentrano non solo la cultura, l’intrattenimento e l’informazione, ma anche il benessere e i progetti di rinnovamento di un’intera società.

Un’idea di comunicazione
Gli studi sui media nel nostro Paese iniziano ad assumere veste accademica a partire dagli anni ‘60, con il consolidarsi del filone di studi semiologici e ancor più di quelli sociologici. Bisogna però attendere gli anni ‘80 affinché le discipline comunicative riescano a radicarsi nelle Facoltà universitarie, intorno ad alcune figure di studiosi di primissimo piano e alle prime importanti collane di studi. Il periodo a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90 vede nascere a Roma una “scuola” di comunicazione all’interno della Facoltà di Sociologia, mentre cresce la visibilità pubblica del dibattito sui mass media e si amplia in modo consistente il mercato delle professioni comunicative, gettando le basi per la nascita di un curriculum di studi specifico. Non a caso proprio alla Sapienza è stato istituito il primo Corso di perfezionamento post lauream in Scienze della Comunicazione attivato in una Università statale, presso l’allora Facoltà di Sociologia. E parliamo ormai di quasi venticinque anni fa. Nel 1992, nella stessa Facoltà è stato avviato uno dei primi Corsi di laurea in Scienze della Comunicazione (nati nello stesso periodo anche a Torino, Siena, Salerno e alla Lumsa).
Nel 2000, il Senato Accademico della Sapienza ha, quindi, approvato l’istituzione della prima Facoltà statale di Scienze della Comunicazione in Italia: divenuta operativa il 7 marzo 2001, essa rappresenta oggi la più ampia comunità di docenti e ricercatori in discipline mediologiche disponibile nel panorama italiano. Ciò che possiamo vantare non è solo l’anzianità di fondazione. In particolare, va riconosciuta a Scienze della Comunicazione la presenza attiva in tutte le occasioni di ripensamento e riflessione sulle strategie di formazione – ivi incluso l’imminente progetto di riordino degli ordinamenti ai sensi del D.M. 270/2004, che ha visto impegnati gli atenei dallo scorso anno e che si è concretizzato – grazie a un dialogo serrato con i decisori pubblici, ma anche con il mondo delle professioni e le istituzioni della comunicazione. Siamo convinti da sempre che l’Università non possa rimanere chiusa in un dibattito autoreferenziale, ma necessiti al contrario di un confronto costante con le realtà produttive, a garanzia di un legame stabile fra saperi ed esigenze professionali mirate. Non a caso, nella direzione di una crescente trasparenza verso il mercato del lavoro e delle professioni vanno iniziative innovative della Facoltà come quella del dialogo con le “parti sociali”, fino a uno specifico ciclo di incontri inaugurato nel febbraio scorso (“Comunicazione incontra stakeholder e parti sociali. Primo seminario di concertazione con istituzioni e imprese sui profili formativi”). Nello stesso spirito rientra la collaborazione al “Primo Forum della Comunicazione”, organizzato da Comunicazione Italiana (Roma, 28-29 maggio 2008).
Sono esperienze che puntano a consolidare, nella tradizione della Facoltà, un coinvolgimento mirato delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e del non profit nel progetto di innovazione didattica e, di fatto, nella profilatura dei servizi formativi offerti agli studenti. Del resto, la scelta di un’interazione serrata con il contesto economico e culturale, a livello metropolitano, nazionale e internazionale, rappresenta da sempre un punto di forza della Facoltà. È quanto dimostra il tradizionale coinvolgimento, nel corpo docente, di professionisti provenienti dai diversi settori professionali, che partecipano all’attività didattica in particolari discipline (giornalismo, pubblicità, marketing, spettacolo etc.); come pure la costante integrazione fra teoria e pratica, fra la formazione scientifica e culturale e quella professionale, favorita da una politica di stage curriculari per gli studenti che, nel solo biennio 2006-2007, ha visto l’avvenuta attivazione di 37 convenzioni-quadro e ben 1669 tirocini formativi presso imprese, istituzioni e organizzazioni non profit
da parte dello specifico Sportello AFE.
Occorre citare anche le stimolanti iniziative di collaborazione internazionale, spesso avviate sotto forma di Summer School incardinate nella didattica di alcuni dei numerosi Master della Facoltà, ma aperte a studenti e laureandi. Dal punto di vista della qualità dei servizi di placement e della trasparenza degli sbocchi professionali “in uscita”, la tradizionale sensibilità verso le aspettative e gli andamenti dei mercati occupazionali di riferimento (analizzati fin dal 1997 dall’Osservatorio Unimonitor.com su formazione e lavoro nel campo della comunicazione) si è tradotta, soprattutto nell’ultimo anno, in una precisa volontà di potenziare il coinvolgimento degli attori del territorio interessati al “capitale umano” dei laureati. Fra le diverse iniziative per gli studenti, si segnalano l’attivazione di uno sportello di incontro fra domanda e offerta di lavoro in linea con il progetto SOUL in cui sono stati coinvolti gli altri atenei romani, ma anche la sperimentazione di Work.Com, uno specifico Laboratorio di orientamento professionale al lavoro.

Gli sbocchi professionali di Comunicazione
Il progetto formativo che negli anni Novanta sembrava troppo audace è una realtà ormai impostasi all’interno del panorama universitario nazionale. Non si può negare ai corsi in Comunicazione il merito di aver sostenuto storicamente – e quasi per vocazione – un rinnovamento dei tradizionali modelli dell’alta formazione, oggi orientati a una più decisa apertura alla tecnologia, al mercato, all’esperienza on the job. D’altra parte, l’appeal che le professioni della comunicazione continuano a esercitare su giovani e meno giovani è testimoniato, negli ultimi anni, dalla discreta tenuta della domanda studentesca nonostante il continuo ampliamento dell’offerta universitaria e parauniversitaria sui temi della comunicazione multimediale, delle relazioni pubbliche e d’impresa. Secondo le indagini AlmaLaurea e Unimonitor.com, continua ad aumentare la quota di laureati che operano nel campo della comunicazione. A un anno dal conseguimento del titolo svolge un’attività lavorativa oltre il 70% dei dottori del vecchio ordinamento; dato che sale al 90% a tre anni dalla laurea. In particolare, i dati confermano che, a cinque anni dalla laurea, oltre la metà dei laureati risulta impiegata a tempo indeterminato nel settore (58%). I campi professionali che più aprono alle attese dei neolaureati sono quelli della comunicazione d’impresa, del marketing e della pubblicità, seguiti dalla redazione di contenuti per l’editoria tradizionale e multimediale. A fronte di un indebolimento è ormai evidente la tendenza di una riduzione degli spazi di accesso al giornalismo, almeno nelle sue forme più tradizionali. Quasi la metà di quanti operano nella comunicazione si colloca nell’area pubblica e aziendale. Il resto del mercato include il campo dei media e dei new media e delle redazioni radio-televisive e giornalistiche. Un trend analogo emerge anche dalle rilevazioni condotte dall’Osservatorio Unimonitor sui primi dottori in comunicazione delle lauree specialistiche-magistrali alla Sapienza. A un anno dal conseguimento del titolo, quattro su cinque hanno un’occupazione, trovata nella metà dei casi entro sei mesi dalla laurea. Se i laureati sono impiegati prevalentemente in settori concernenti la comunicazione (69%), la loro qualifica coincide anzitutto con quella di addetto marketing (20,5%) o addetto stampa (20,5%). Il giornalismo incide nel 10% dei casi, ma anche media assistant, addetti alla selezione del personale, ricercatori etc. Tendenzialmente, i laureati in comunicazione svolgono un’attività adeguata e in linea con gli studi effettuati, tanto che in più della metà dei casi (54%) non si cerca un altro lavoro e solo il 10% cambierebbe del tutto la propria attività. Ma l’intrinseca qualità del progetto formativo e il valore visibilmente riconosciuto dal mercato non hanno rappresentato le uniche condizioni di successo. Siamo convinti, infatti, che il successo pluriennale dei Corsi di laurea in Scienze della Comunicazione coinvolga anche la scelta consapevole e motivata del percorso di studi da parte di molti giovani e giovanissimi. Certo è difficile non segnalare questa fiducia nell’importante clima di precarietà e di crisi del mercato del lavoro qualificato. E, tuttavia, i dati del passato autorizzano una moderata fiducia nel momento di passaggio a un’offerta didattica rimodulata in linea con la nuova normativa. Una riforma ispirata a intenti di “manutenzione” e razionalizzazione dell’innovazione didattica, a partire dal contenimento del numero dei corsi, delle prove e dei relativi carichi didattici, e dalla garanzia di adeguati standard di trasparenza dell’“albero formativo” nei confronti degli studenti e delle loro famiglie.
Di fatto, la Facoltà si prepara a questo importante passaggio con una nuova scommessa: da un lato, una politica di razionalizzazione della platea studentesca delle lauree triennali, temperata dalla differenziazione dell’offerta resa possibile anche da modalità di distance learning; dall’altro lato, un investimento sempre più netto sul terreno della formazione magistrale. Questa la direzione verso cui la Facoltà indirizza la propria rotta di navigazione, promuovendo diverse lauree magistrali (in passato definite specialistiche), in qualche caso differenziandone coraggiosamente gli indirizzi e, comunque, puntando a estendere la filiera formativa di area a un ampio numero di Master e Corsi di Alta Formazione.
Un albero formativo assai articolato, che si conclude “architettonicamente” con un Dottorato di ricerca che porta volutamente il nome della Facoltà.

Dieci anni dopo il 3+2
Il superamento dell’emergenza causata dai numeri eccessivi del passato e l’impegno sulla qualità della didattica e dei servizi per gli studenti (e-learning, orientamento, comunicazione) si traducono oggi in una vigile attenzione ai percorsi formativi nella transizione al D.M. 270, nel vivo incoraggiamento della frequenza, nella moltiplicazione delle iniziative di ricerca, dei laboratori e dei saperi pratici, come pure in qualche nuovo spazio per l’autopromozione culturale degli studenti.Lo sforzo degli ultimi anni attesta che la strada imboccata è convinta e irreversibile. Una svolta più decisa sarà, nel futuro prossimo, quella di arricchire stabilmente l’offerta culturale della Facoltà con iniziative e strumenti comunicativi – eventi, radio, in prospettiva una tv etc. – che consentano la più ampia espressione della creatività studentesca e della capacità di auto-produzione culturale della nostra comunità scientifica. È, in tal senso, eloquente il ruolo propositivo assunto dalla Facoltà e dei suoi studenti nell’organizzazione di numerosi eventi culturali e comunicativi, spesso gestiti per conto dello stesso Ateneo (citiamo il caso del recente progetto di videorientamento per le 21 facoltà della Sapienza). Nel contesto di una specifica attenzione per gli studenti, oltre che di un’ormai pluriennale esperienza di ricerca maturata sui temi dell’innovazione e comunicazione universitaria, si inserisce anche l’impegno della Facoltà nel promuovere uno specifico percorso di verifica e auto-riflessione sulla qualità dei processi formativi legati al cosiddetto modello “3+2”, al quale già avevamo modo di accennare in apertura del precedente Manifesto.
Avviato nel gennaio 2007, il progetto "Dieci anni dopo il 3+2. La riforma didattica nella percezione di studenti, docenti e media" punta a ricondurre al terreno dell’analisi scientifica e del confronto interno alla comunità universitaria la riflessione sullo stato di avanzamento dell’innovazione didattica, attraverso un ciclo di incontri periodici e un ampio coinvolgimento di docenti, studenti, laureati e ospiti esterni. Focus dell’indagine, la ricostruzione del clima d’opinione sulla riforma didattica e, in particolare, uno sguardo in profondità su quello che resta il tradizionale “cono d’ombra” in gran parte delle indagini disponibili: le percezioni del cambiamento da parte dei diversi attori del “patto formativo”, primi fra tutti gli studenti. Le radici del futuroAgli studenti che scommettono sul proprio futuro scegliendo Scienze della Comunicazione, torno allora a suggerire di sfruttare al massimo le tante occasioni culturali e formative che la nostra comunità mette quotidianamente in campo. Di vivere appieno la vita di Facoltà e l’hic et nunc della propria esperienza di vita universitaria, non mancando al tempo stesso di riflettere sul significato delle personali scelte formative, sempre con uno sguardo rivolto al futuro. Di fatto, lo scenario nazionale e internazionale di fronte a cui ci troviamo è sempre più caratterizzato dai segni dell’instabilità e della crisi, ma anche da una ricchezza sociale e culturale senza precedenti. Valori e fermenti che la comunicazione riesce a rendere visibili e condivisibili in un’arena sempre più multiculturale e globale. L’obiettivo di saper leggere fra le righe del nostro tempo è il compito certamente arduo, ma indispensabile e vitale, che da sempre ci siamo dati. E che ci auguriamo i nostri studenti possano orientarsi a raccogliere e testimoniare attraverso la loro esperienza formativa, prima, e professionale, poi.

Il preside
Mario Morcellini