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Facoltā di Scienze della Comunicazione, Universitā di Roma "la Sapienza" - www.comunicazione.uniroma1.it

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Home > Didattica > Corsi di laurea > Bacheche elettroniche - SCIENZE E TECNOLOGIE DELLA COMUNICAZIONE 2008 - 2009 - IMMATRICOLATI NEL 2008

Bacheca di ANTROPOLOGIA CULTURALE - CANEVACCI M.

Bacheca > I Corsi > feticismi visuali tra corpo e metropoli > Seminari

Seminari

Polifonie antropologiche: smarrimenti metropolitani tra performance e postcoloniale

                                                                                                                             “Il XIX secolo, un lasso di tempo in cui […] la coscienza collettiva cade
in un sonno sempre più profondo. Ora però il dormiente – simile in
questo al folle – intraprende attraverso il suo corpo un viaggio
macrocosmico: grazie allo straordinario affinamento della sua
autopercezione, i rumori e le sensazioni dei suoi organi interni –
pressione del sangue, movimenti intestinali, battito cardiaco e tensioni
muscolari – che nell'individuo sano e sveglio si perdono nella risacca
della buona salute, generano le immagini del delirio o del sogno che ne
danno una traduzione o spiegazione.
Walter Benjamin, I “Passages” di Parigi, 1927-1940
 
 
 
Interpretare la metropoli contemporanea è una delle “sfide” dell’antropologia.
E’ nella complessità delle molteplici sfumature delle diversità, che costruiscono il nostro quotidiano, che è possibile ricercare il concetto di interstizio_bodyscape_soundscape_stupore_postcoloniale. La metropoli “viva” e “pulsante”, in questo mixaggio polifonico multisensoriale, dà vita a nuovi codici culturali e a nuovi panorami esperienziali.
Solamente riuscendo a de_costruire le nostre “credenze” e ad osservare con uno sguardo “altro” la diversità, che è possibile cogliere il mutamento della/delle metropoli.
Il seminario “Polifonie antropologie: smarrimenti metropolitani tra performance e postcoloniale” vuole essere strumento di approfondimento del concetto di metropoli comunicazionale e spunto di riflessione di nuovi possibili scenari/fieldworks dell’antropologo.
L’analisi delle metropoli, dopo un’introduzione teorica, si fluidificherà moltiplicandosi in differenti focus empirici di ricerca : Berlino-Tokio-Sydney-Bogotà-Parigi 
Ogni metropoli comunicazionale sarà presentata e discussa secondo diverse tematiche: dal postcoloniale alle sperimentazioni soniche, dalla performance ai panorami visuali, dal design all’arte, passando per l’auto/etero rappresentazione, il potere e il conflitto.
Le lezioni saranno quindi un momento di incontro e di discussione per permettere agli studenti di creare un proprio percorso autonomo di ricerca e di sperimentazione nella città di Roma.
Una settimana dopo la fine del percorso didattico, gli studenti dovranno consegnare un prodotto multimediale.
Il seminario si svolgerà in questo orario:

Cari Studenti,

Ecco l'orario del seminario Polifonie antropologiche:

1. lezione: martedì 26 maggio Sani 6 dalle 17 alle 19
2. lezione: venerdì 29 maggio Sani 11 dalle 17 alle 20
3. lezione: lunedì 1 giugno Sani 11 dalle 17 alle 19
4. lezione: mercoledì 3 giugno Sani 10 dalle 17 alle 20
5. lezione: venerdì 5 giugno Sani 4 dalle 9 alle 12

Prenotabile dal 28/04/2009 al 22/05/2009
Luogo:Caserma Sani 11
Orario: lun-mar 17-19/ven 17-20
Docente di riferimento: Massimo Canevacci

Iscrizioni: Iscrizione al Seminario
Iscritti: 30 -- Consulta l'elenco

Lavoro sul campo e scrittura etnografica: arte, comunicazione interculturale e potere

 

Nel 1998 James Clifford affermava che l’etnografia è determinata dal contesto in cui si svolge la ricerca, dal contesto nel quale si scrive/produce il resoconto, dalla retorica, dalle istituzioni, dal genere, dalla politica e dalla storia. Affermava anche che queste determinazioni governano coerenti finzioni etnografiche. E per finzione,bisogna chiarire subito, non s’intende una falsità, una mistificazione, ma piuttosto una creazione (testo scritto, filmato, opera d’arte) nata in condizioni particolari. In altre parole, dopo la svolta interpretativa, l’antropologia si riconosce parziale, storica, politicamente compromessa, e per sua stessa natura polifonica: non è un tour de force totalizzante, ma è un’arena della diversità, nella quale si mette in scena la complessità discorsiva, il complesso gioco dialogico tra il ricercatore e i suoi interlocutori. L’antropologo non è più il narratore onnisciente ma è una voce che dialoga (non necessariamente in forma armonica) con i soggetti ai quali si avvicina. L’etnografia contemporanea abbandona il ruolo di portavoce e cerca strategie comunicative adeguate al suo nuovo posizionamento.
L’obiettivo di questo seminario è dunque presentare tre esperienze di ricerca, di creazione di finzione, che dimostrano quanto sia complesso l’esercizio antropologico contemporaneo, costretto ad assumersi la responsabilità della parzialità. I concetti chiave sui quali lavoreremo saranno: postcolonialismo, rappresentazione, autorappresentazione, comunicazione interculturale, potere, dialogicità.
 
Il seminario si strutturerà in tre focus:
 
La rappresentazione incorporata: antropologia visuale e arte contemporanea
Dopo un breve excursus sulla relazione tra antropologia, colonialismo e rappresentazione visuale della differenza, e in particolare sullo stereotipo come narrazione visuale della differenza, verrà esplorata la cosiddetta "svolta etnografica" che ha visto molti artisti contemporanei, a partire dagli anni ’90, utilizzare, sfidare e riposizionare l’approccio etnografico nel loro lavoro. Molti artisti (Jimmie Durham, Coco Fusco e Guillermo Gomez-Peña, Yinka Shonibare, Iké Udé, Lorna Simpson, Kara Walker...) si sono affiancati agli studi culturali e postcoloniali allo scopo di sottoporre a critica il concetto di etnicità, ma anche quelli di subalternità e auto-rappresentazione. Hanno lavorato, soprattutto, sulla possibilità di entrare dentro il meccanismo di funzionamento della rappresentazione stereotipata, e di sovvertirlo.
 
Antropologia, autorappresentazione e comunicazione interculturale
In questa parte del seminario si analizzerà, dal punto di vista sia teorico che metodologico, l’apporto che l’autorappresentazione visuale può fornire all’analisi della rappresentazione dell’altro e della comunicazione interculturale. Nel corso delle lezioni verranno presentati alcuni video prodotti da due gruppi di adolescenti in cui si affrontano i temi della rappresentazione identitaria e della definizione della differenza. I video saranno analizzati incrociando cultural studies britannici, antropologia visuale e teorie postcoloniali. I video, frutto di una lunga ricerca sul campo, saranno poi posti a confronto con altri testi (film, spot pubblicitari e videoclip) che possano risultare utili ad una più approfondita trattazione delle problematiche relative alla cosiddetta comunicazione interculturale.
 
Dialogicità e riflessività nella scrittura etnografica
Si analizzeranno le domande nate durante il lavoro sul campo tra gli ufficiali dell’esercito colombiano, in relazione a due cardini dell’antropologia contemporanea: la dialogicità e la riflessività. Se si accettano i principi dell’antropologia interpretativa, ripresi poi dal movimento Writing Cultures, si deve ammettere un ruolo centrale dell’alterità studiata nella costruzione del testo finale. Si se si accetta non solo il carattere interlocutorio dell’altro, ma anche e soprattutto la sua capacità di produrre testi, si deve essere disposti a comporre a più mani. Ma cosa succede quando l’interlocutore appartiene a un gruppo di potere altamente criticato e politicamente ambiguo come l’esercito colombiano? La dialogicità diventa uno strumento per rendere ancora più forte la sua voce, la sua visione del mondo? La partecipazione dell’altro nella scrittura è l’unica forma possibile di scrittura dialogica? Che altre strategie narrative si possono adoperare? Riflettere su questi argomenti ci porta a discutere anche della riflessività, del posizionamento e riposizionamento del ricercatore, della sua emotività (nel senso rosaldiano), e dell’autobiografia: del modo in cui queste categorie influiscano nel dare forma a una domanda di ricerca.
 
NB: anche se il seminario ha una durata di 15 ore, si consiglia vivamente agli studenti di assistere al workshop Oltre la scrittura etnografica, nei giorni 4 e 5 maggio, dalle 15 alle 17. In questa sede rifletteremo sulle nuove forme di stare sul campo e di comunicare l’esperienza di ricerca, sui vantaggi e sui limiti di Writing Cultures. Dopo il seminario di Santafé dell’86 i ricercatori devono assumere seriamente, e non semplicemente enunciare, le conseguenze derivate dalla contestualizzazione politica dei problemi di ricerca, dall’esplicito posizionamento dell’autore, dall’influsso che il postcolonialismo ha esercitato sulle scienze sociali, dal consolidarsi dell’antropologia visuale e del concetto di autorappresentazione; questioni tutte che rendono più complesso il compito dell’antropologo: il geertziano stare là e scrivere qua. Assistere al workshop servirà come introduzione al seminario. Gli studenti che faranno tanto il workshop quanto el seminario e faranno un elaborato ritenuto meritevole potranno conseguire tre crediti.
 
Il corso osserverà il seguente orario:
lunedì 11 maggio (due ore)
martedì 12 maggio (due ore)
venerdì 15 maggio (tre ore)
lunedì 18 maggio (due ore)
martedì 19 maggio (due ore)
 venerdì 22 maggio (tre ore)
lunedì 25 maggio (due ore)

 


Prenotabile dal 28/04/2009 al 11/05/2009
Luogo:Caserma Sani 11- Caserma Sani 6
Orario: lun-mar: 17-19/ ven 17-20
Docente di riferimento: Massimo Canevacci

Iscrizioni: Iscrizione al Seminario
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